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BIENNALE CINEMA: UNA STORIA INTERNAZIONALE di Giuliano Graziassi (Vivere a Venezia, Gennaio-Giugno 1995)

 

 

Il conte Giuseppe Volpi 

 

 

 

1935

 

 

 

1940

 

 

 

Alberto Sordi nel 1959

 

Sulla terrazza a mare dell'Hotel Excelsior al Lido, il 6 agosto 1932, alle 21.15,con la proiezione di "Il dottor Jeckill e mister Hyde", si inaugurò la Prima Esposizione d'Arte Cinematografica. Era nata da un'idea del Presidente della Biennale di Venezia, Giuseppe Volpi, conte di Misurata, Ministro delle Finanze ne! Governo Mussolini e di Antonio Maraini, Segretario della Biennale.

Passarono in visione del pubblico ventinove films per sette paesi (Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Usa e Urss), e non si trattò di una rassegna competitiva, in quanto vi fu un referendum tra il pubblico.

In occasione di quella prima Mostra, si vendettero 17.453 biglietti (costo Lire 5, abbonamento Lire 100), con un incasso di 155.000 Lire).

Con tale manifestazione Volpi intendeva rilanciare turisticamente il Lido di Venezia, dimostrando un'iniziativa e una lungimiranza che dovrebbero far riflettere un po' gli attuali amministratori cittadini e gli operatori culturali in particolare.

Venezia non avrebbe neppure questa manifestazione che per alcuni giorni la pone al centro dell'attenzione internazionale, ed il Lido potrebbe vantarsi di essere ricordato solo quale sfondo per l'ambientazione di "Morte a Venezia"!

Volpi così si rivolgeva allo scultore Antonio Maraini, nel 1932: "Bisogna inventare qualcosa che richiami gente a Venezia. Voglio gente, gente".

E a spingerlo a parlare così doveva essere la penosa situazione in cui allora languiva il Lido: "...Al Lido spira aria di tregenda: grandi e piccoli albergatori guardano con tristezza il passato e con terrore il futuro. Si dice che l'Excelsior e il Des Bains, i due più celebri hotels, meta di principi, imperatori e grassi macellai, rimarranno chiusi tutto l'anno. E gli altri dovranno seguire il loro esempio e la loro sorte".

E Volpi realizzò il suo sogno e tutto il mondo salutò con entusiasmo la prima Mostra, che venne subito imitata nella sua originalissima formula.

Quest'edizione vide la partecipazione di grandissimi registi: Vidor, Lubitsch, Capra, Disney, René Clair, Camerini e divi come Greta Garbo, Lionel Barrimore, Norma Shear James Cagney, Clark Cable, Loretta Young.

Nel 1934 si allargò la partecipazione a cinematografie minori come India, Turchia, Svizzera, Giappone, Svezia, Danimarca e Cecoslovacchia e si assistette al primo nudo integrale di Hedy Lammar in "Estasi".

Nel '35 la cadenza diventò annuale e si ebbe il trionfo del primo attendibile colore: il technicolor. La divina Garbo trionfò con "Anna Karenina" di Clarence Brown. L'anno dopo, il governo riconobbe ufficialmente la Mostra con i premi istituzionali: coppe Mussolini, coppe Volpi per gli attori...). Nel '37, nel Palazzo del Cinema, eretto in tempo record, scoppiò il primo scandalo a livello diplomatico: il film pacifista di Jean Renoir "La Grande illusion", venne insultato pesantemente dalla stampa di regime. Venezia, per rimediare, gli attribuì un premio creato per l'occasione. Vinse il "Carnet de bal" di Julien Duvivier. Il 1938 può essere considerato come l'ultimo anno pre-bellico veramente indipendente: si segnalarono "Il prigioniero di Zenda" di Cromwell, con Ronald Colman, il mitico "Biancaneve e i sette nani" e la prima retrospettiva organica; vinsero ex-aequo "Olympia" di Leni Rifenstahl e "Luciano Serra pilota" di Goffredo Alessandrini. Nel 1939 l'America non partecipò, così poté trionfare tranquillamente il vecchio continente con una fantastica triade francese: "L'Angelo del Male" di Renoir, "I prigionieri del sogno" di Duvivier e "Alba tragica" di Carné. Negli anni della guerra, un film che si schierò apertamente contro questa ideologia di morte, si guadagnò la coppa Mussolini: "La corona di ferro" di Alessandro Blasetti.

La voglia di ricominciare nacque con il dopoguerra, al Cinema San Marco, perchè il Palazzo, il "radio" com'è chiamato con affetto dai veneziani, venne requisito dagli Alleati. Intanto, nel '46, si dette il via anche alla prima edizione del festival di Cannes. A Venezia, in una grande manifestazione speciale, si diede sfogo ai primi fermenti del Neorealismo: "Il sole sorge ancora" di Vergano, "Paisà" di Rossellini. L'anno dopo si riprese, nella favolosa cornice di Palazzo Ducale, la numerazione che era stata annullata e tra i clamori suscitati dal film-scandalo "Il diavolo in corpo " di Autant Lara, e "Io ti salverò" di Hitchcock, vinse il film cecoslovacco "Sirena". Finalmente, nel '48, la Mostra tornò al Lido e fu l'anno del trionfo di Laurence Ohvier con "L'Amleto", su film di qualità come "La terra trema" di Visconti e "Il tesoro della Sierra Madre" di Huston. L'anno seguente vide titoli come: "Giorno di Festa" di Jacques Tati, "Il mulino del Po" di Lattuada, mentre ad aggiudicarsi la prima edizione di quello che sarebbe diventato il simbolo della Mostra, il Leone, fu "Manon" di Clouzot

 Nel 1951 tornarono Roberto Rossellini ("Francesco giullare di Dio" e "Stromboli" con la Bergman). Blasetti ("Prima Comunione"), Huston con il leggendario "Giungla d'asfalto", Cocteau ("Orfeo"), ma fu Cavatte ad aggiudicarsi il Leone con "Giustizia è fatta". Nel 1951 esplose il mito di Akira Kurosawa con "Rashomon", ma si imposero Bresson con "Diario di un curato di campagna", la coppia Kazan e Marion Brando con "Il tram che si chiama desiderio", e tre giovani italiani emergenti: il veneziano Glauco Pellegrini con "Ombre sul Canal Grande", Lucio Emmer ("La città si difende"). Nel '52 esordì Federico Fellini con "Lo sceicco bianco", Rossellini e Blasetti si confermarono con "Europa" '51" e "Altri tempi", mentre il leone volò in Francia con "Giochi proibiti".

Nel 1953 rimase nella storia perchè non si assegnò alcun Leone d'oro, malgrado presenze del tipo: "Vacanze romane" di William Wyler e "I vitelloni" di Federico Fellini. L'anno successivo fu l'anno di Renato Castellani con "Romeo e Giulietta" che superò "Senso" di Visconti, "La strada" di Fellini, "I sette samurai" di Kurosawa. A Marion Brand, protagonista di "Fronte del porto" si preferì Jean Gabin ("Air de Paris" e "Touche pas au Grisbi"). Il 1955 fu l'anno di Hitchcock con "Caccia al ladro", Antonioni con "Le amiche", ma il Leone andò al francese Dreyer con "Ordet".

Il '56 non fu un'annata feconda: si mancò nel premiare "L'arpa birmana", splendida opera di Konlchikawa, mentre l'anno dopo il cinema indiano venne gratificato ("Aparajito" di Satyajit Ray) e Visconti ricevette il suo ennesimo Leone d'argento ("Le notti bianche"), scatenando fischi e polemiche alla lettura de) verbale della giuria. Il '58 vide l'esordio di Francesco Rosi con '"La sfida", il Leone d'oro andò, a sorpresa, a Iroshi Inagaki con "L'uomo di Riksciò" e la Coppa Volpi a Sofia Loren protagonista di "Orchidea nera". Uno splendido ex-aequo si ebbe l'anno successivo con la "Grande guerra" di Monicelli e "Il generale Della Rovere" di Rossellini.

Il 1960 fu un'edizione discussa, con Visconti ancora alla rincorsa delusa del premio ("Rocco e i suoi fratelli") e con un Leone assegnato ad un'opera fragile: "II passaggio del Reno" di André Cayatte. Tra il '61 e il '62 si assistette alla consacrazione della nouvelle vague e dei giovani Pasolini, Bertolucci, i fratelli Taviani e all'assegnazione coraggiosa dei leoni ad Alain Resnais ("L'anno scorso a Marienbad") e all'accoppiata Zurlini-Tarkovskij ("Cronaca familiare" e "L'infanzia di Ivan").

E poi arrivò il professor Chiarini, a rinnovare le strutture e soprattutto lo spirito della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica. Per sei anni i grandi maestri vennero confrontati con i giovani emergenti: Godard e Dreyer, Kurosawa e Bellocchio, Truffaut e Rossellini, Pasolini e Bresson, e poi Carmelo Bene, Brass, Cavani e Cassavetes... Pontecorvo ricevette la sua consacrazione con "La battaglia di Algeri", Rosi con "Le mani sulla città", Bunuel con "Bella di giorno", Antonioni con "Deserto rosso" e Visconti con "Vaghe stelle dell'Orsa". Il Leone del '68 andò alla Germania ("Gli artisti sotto la tenda del circo perplessi"). Il leone alato scomparve l'anno successivo. Ernesto G.Laura, subentrato a Chiarini, abolì i premi e gestì due incolori edizioni della manifestazione, anche se indubbiamente si videro dei bei films come "Satyricon" di Fellini, "Uomini contro" di Rosi, e lo splendido "Strategia del ragno" di Bertolucci.

Fu poi la volta dell'organizzatore Gianluigi Rondi, che prese le redini delle ultime due Mostre, anche in veste di commissario governativo, che videro il ritorno allo spettacolo, con premi a John Ford e a Charlie Chaplin. Si videro buoni filnis. come ''Arancia meccanica", "Cabaret", "I diavoli".

La 32a Mostra, la seconda di Rondi, venne a Venezia "contestata" con una manifestazione alternativa che l'anno seguente si radicalizzò. "Le Giornate del Cinema", sagra dello spettacolo spontanea, ma dal contenuto politico povero, videro la rifondazione dell'Ente nell'utopistico e, quindi, inapplicabile Statuto.

La gestione passò a Giacomo Gambetti: in un freddo autunno inoltrato, in piccoli cinema di seconda visione, si diede il via ad una minikermesse quasi privata. Il ritorno al Lido avvenne nel '75 e si imposero una personale della belga Chantal Ackernan e il kolossal di Bertolucci "Novecento", Theo Angelopolus e Joris Ivens. Con il primo quadriennio -in realtà si trattò di un cinquennio- della gestione di Carlo Ripa di Meana, finì l'epoca dell'utopia. Intanto, bisognava pensare a come farsi largo nella selva di Festival, nati in quel periodo, e a spiazzare il monopolio di Cannes. Il primo Festival cinematografico del mondo venne così rilanciato e, dopo un'edizione '79 non competitiva, si assistette a opere quali "Ogro" di Pontecorvo, "La luna" di Bertolucci, "Fuga da Alcatraz" di Siegel.

Nell'80 tornarono a volare i Leoni e a dare tono alla Mostra sono sufficienti "Atlantic City" di Louis Malle, "Gloria" di Cassavetes e "O megalexandros" di Angelopolus, Una stabilizzazione dell'operazione Biennal-Cinema si potè avere l'anno successivo, con "Gli anni di piombo" della Von Trotta, con 'I sogni d'oro" di Nanni Moretti e con "Ti ricordi di Dolly Bell?" di Kusturica. Il cinquantenario della Mostra cadde nell'82, occasione di riflessione, che concluse, in bellezza, la gestione di Carlo Lizzani. Vinse allora Wim Wenders con "Lo stato delle cose". 11 nuovo corso ricevette un consolidamento nell'83 con la direzione di Gianluigi Rondi, In quell'anno si riprese la numerazione (eravamo improvvisamente negli 'anta) e si radicalizzò un numero davvero eccessivo di sezioni e di films. Il Presidente Portoghesi cominciò a proporre un nuovo Palazzo, avvertendo l'esigenza di un ampliamento della struttura logistica.

Nell'83 vinse Godart con "Prénom Carmen", nell'84 Zanussi con "L'anno del sole quieto, nell'85 Agnes Varda con "Senza né tetto né legge", nell'86 Eric Rohmer con "il raggio verde".

Per quanto riguarda il successivo quadriennio, va ricordato un anno di interregno amministrativo con l'impostazione più agile della XLIV Mostra del Cinema, che regalò un Leone alla Francia (lo splendido "Arrivederci ragazzi" di Louis Malle). Nell'88 si ebbe la consacrazione di Olmi con ("La leggenda del santo bevitore"). Nell'89 la Mostra tornò ad essere chiamata "Internazionale d'Arte Cinematografica".

The International Exhibition of Cinematographic Art

The great events organized by the "Biennale" of Venice each year for Music, the Theatre and the Cinema, are in themselves a confirmation of the enormous enthusiasm which Venice brings to every exhibition of art as a process which is always renewing itself. If the first two of these are art forms which, while modifying themselves according to the times, express themselves in a language which is as old as the world, the cinema is, instead, a relatively new means of expression and Venice, with a courage and initiative which is greatly to its honour, has recognized, in spite of the difference of the rest of the world, the basic truth of this art of the century, and gives concrete expression to this recognition through the International Exhibition which was promoted for the first time in 1932. The Cinema Palace, which stands on the Lido is fitted out with all the most perfect and up-to-date equipment required by cinema technique, and since 1932, for ten days (the first days of September), it becomes the artistic and commercial centre of the film world. Ali the best-known and established film stars, di-rectors, heads of the most film companies, critics of leading newspapers, representatives of the diplomatic and fashionable world, gather in Venice for this occasion. The characters in the film stories who usually appear on the screen may be met with during these days, at the Lido or at the Cafés in the Piazza San Marco. Film directors, producers, actors and critics from every country in the world regard the great Venetian Exhibition as a goal at which it is a great honour to arrive.

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