Home

E.mail 

Storia e cronaca del Teatro più bello del mondo: il Gran Teatro La Fenice di Giuliano Graziussi (Vivere a Venezia, Gennaio-Giugno 1996)


Un particolare di quello che era il soffitto

vedi anche la decorazione pittorica del teatro...

 

Più bello della Scala, più bello del Covent Garden, acustica straordinaria; fu definito il teatro più bello del mondo; il Gran Teatro la Fenice di Venezia. Al concorso per la costruzione del teatro la Fenice vi parteciparono 29 architetti da ogni parte della penisola. Non tutti i progetti rispettavano le esigenze richieste dai proprietari (la famosa famiglia Grimani ne era a capo). L'onore di realizzare il progetto fu del veneziano Antonio Selva, di soli 39 anni, allievo di Tomaso Temanza. Era l'inizio di quello che fu lo splendore della Fenice. Era l'anno 1722 del 16 maggio, quando venne inaugurato il Teatro, con l'opera "I giochi di Agrigento" del Conte Alessandro Pepoli, musiche di Giovanni Paisiello. Alla fine del '700 Venezia ospitava sette teatri. Nel 1773 un incendio devastò quello che era all'epoca il più famoso della città, il Teatro di San Beneto.

Subito dopo l'incendio, fu deciso l'acquisto di alcuni fabbrica­ti adibiti ad abitazioni private (nella contrada di Santa Maria Zobenigo e Sant'Angelo), che vennero demoliti per costruire un Teatro. Al nuovo Teatro fu messo il nome di La Fenice. Si pensa perché volesse simboleggiare che con l'incendio del San Beneto, dalle ceneri, rinascesse un nuovo Teatro: La Fenice, il costo fu di seicentomila ducati.

Ancora una volta il Teatro più importante della Serenissima venne travolto dalle fiamme, fu per la Fenice nell'anno 1836, nella notte fra il 12 e 13 dicembre, che distrusse completamen­te la Sala Grande e il Palcoscenico. La ricostruzione fu portata a termine in sette mesi (com'era e dov'era) rispettando l'originario progetto del Selva. L'incarico della ricostruzione venne affidata a Giovan Battista e Tomaso Meduna e le decorazioni della Sala Grande a Tranquillo Orsi. Durante la ricostruzione, la Fenice si spostò con il programma della stagione al Teatrino di San Beneto (che era stato rico­struito dal precedente incendio).

Il Gala per la ricostruzione avvenne il 26 dicembre 1838 con la "Maria di Rudenz", di Donizetti, scritta per l'occasione. Verdi scrisse appositamente per il Gran Teatro la Fenice il Rigoletto e la "Traviata".

Era già un Teatro fra i più famosi del mondo.

1813 Rossini "Tancredi"

1826 Rossini "Seminario"

1830 Bellini "I Capuleti e i Montecchi".

1833 Bellini "Beatrice di Tenda".

1836 Donizetti "Belisario".

1838 Donizetti "Maria di Rudens".

1844 Verdi "Emani".

1846 Verdi "L'Attila".

1851 Verdi "Rigoletto".

1853 Verdi "Traviata".

1857 Verdi "Simon Boccanegra"

La storia della Musica, la storia del Melodramma è passata per la Fenice. È stato un punto di riferimento si può dire aristocratico, per molti artisti. Solo tre anni fa è stato celebrato il centenario della ricostruzione.

La Fenice ha tenuto a battesimo molte tra le opere che la Lirica continua a celebrare da decenni nei più importanti teatri del mondo.

Dal 1936 al 1938 il Teatro restò chiuso per eseguire il primo importante e radicale restauro.

Una grande e indimenticabile (per i presenti dell'epoca) del "Don Carlo" di Verdi, direttore Antonio Guarnieri, inaugurò l'apertura.

Prima assoluta "La carriera di un libertino" di Stravinski, "II giro di vite" di Britten, "L'angelo di fuoco" di Prokoviev e "Intolleranza 60" di Luigi Nono.

Famosissimi i nomi delle celebrità di registi, coreografi e scenografi. Hanno solcato il palcoscenico, con la loro voce, con i loro strumenti, o con le loro scarpette, e grandi personalità sono salite sul podio, nomi indelebili nella cultura e storia teatrale.

Ricordiamo le manifestazioni per il centenario della morte di Wagner nel 1983 e collaborazioni significative con la Biennale di Venezia fino al penultimo carnevale.

Mancavano pochi giorni dalla fine degli importanti lavori per la sicurezza e ristrutturazione. La grande inaugurazione per la fine dei lavori sarebbe avvenuta con il concerto di Woody Allen (trasferitosi con la sua band al Teatro Goldoni) e dopo con "il don Giovanni" di Wolfang Amadeus Mozart, regia di Achim Freyer, maestro concertatore e direttore Isaac Karabtchevsky, orchestra e coro del Teatro la Fenice, direttore di coro Giovanni Andreoli, nuovo allestimento del Teatro la Fenice.

Dopodomani dall'incendio l'uno febbraio, orchestra e coro del Teatro, straziati dal dolore, debuttavano a Varsavia al teatro Wielki con il Don Carlo dì Verdi direzione di Karabtchevski, per la regia di Mauro Bolognini.

La Fenice ha voluto celebrare ancora una volta il suo rito di distruzione per rinascere. Ad aiutarla si sono messi forse tutti i canali attorno al Teatro in secca per lo scavo dei fanghi. Il fuoco non si è appiccato da solo. Il focolaio ha covato a lungo indisturbato. Quando è scattata l'emergenza era ormai  troppo tardi.

La Fenice è ora solo una scatola di macerie fumanti


Il rogo...


incandescente...


da una finestra...


nella notte...


rii in seca

C'è stato un rogo di proporzioni devastanti, ha messo in serio pericolo le abitazioni vicine, e con esse tutta Venezia, colorando l'acqua dei rii di una luce sinistra. Soltanto la facciata e le quattro pareti hanno resistito.

L'insostituibile archivio storico del Teatro si è salvato dal rogo perché trasferito alla Fondazione Levi nel 1986, così pure si sono salvati i preziosissimi costumi custoditi in un magazzino della Giudecca. La Luna per ironia della sorte (aveva piovuto fino a due giorni prima), spettatrice silenziosa e spettrale, guardava indifferente alla violenza che si consumava.

La città è debole, Venezia è indifesa.

La Fenice è ormai un enorme braciere spento. Venezia non sa investire, vedova di spazi per la cultura universale di spettacoli; il Goldoni è rimasto chiuso per decenni; il Malibran acquistato dal Comune è chiuso da anni e inagibile e nulla fino ad ora è stato fatto per renderlo funzionante malgrado uno stanziamento di 12 miliardi già pronto (gli altri Teatri non esistono più).

È una tragedia non solo dei veneziani ma del mondo intero. E bruciato qualcosa anche di noi. Abbiamo perso un pezzo della nostra storia, un patrimonio inestimabile. Venezia è angosciata ancora oggi.

Bisogna appellarsi alla solidarietà artistica e civile dell'Italia e del mondo, ma soprattutto ai veneziani che sfilano silenziosi con gli occhi arrossati davanti a quello che era un gran teatro; chiedo di rimboccarsi le maniche e pretendere che il nostro teatro venga ricostruito al più presto. Come per il Campanile di S. Marco crollato nei primi del '900, "COM'ERA E DOV'ERA".


rii in seca


Le macerie ancora fumanti

Quello che rimane del Teatro
Le riviste (Magazines)

Vivere a Venezia

Notiziario tecnico professionale di Architettura

Carlo Scarpa

 

Venezia (Venice)

Il carnevale

La regata storica

Le repubbliche marinare

Il Festival del Cinema

Il Gran Teatro La Fenice

I dipinti del Gran Teatro La Fenice

Storia dei teatri veneziani

Aspetti dei teatri veneziani

I giardini

Il liberty

L'oratorio San Filippo Neri

Gli organi del Triveneto

Masi Tabià Squeri e Casoni

Il banditismo nel Veneto

L'isola di San Servolo

I Paleoveneti

La basilica di San Marco

Il Gonfalone di San Marco

Acqua Alta 1966

Giovanni Correr e il Porto Franco

La caduta della Serenissima

La peste a Venezia

Il vetro di Murano

Le vetrate artistiche

Le edizioni d'arte (Art Editions)

Hanno collaborato...

Cossovel e Warhol

Benetton, Blatas, Borsato, De Luigi e Venezia

Antonio Corpora e Milena Milani

Renato Borsato

Aeromeeting '83

Arbit Blatas "scene"

Arbit Blatas "personaggi"

Vittorio Basaglia

Italo Mussa e il disegno

Novella Parigini: Carnevale e Zodiaco

Ludovico De Luigi e Ingrid Bergman

I balletti di Ilya Shenker

Giuseppe Cesetti e Tono Zancanaro

Le gallerie (Galleries)

Storia delle gallerie

PalaGraziussi

RICOVERI d'Arte

Manifesti delle mostre

La Pala di Ludovico De Luigi

© Giuliano Graziussi. Tutti i diritti riservati

Web Master: Laura Hierche