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Graziussi: trentacinque anni d'arte (Vivere a Venezia, Aprile-Giugno 1997)

ANTICO ORATORIO SAN FILIPPO NERI

Decorazione pittorica e iconografica musicale nell'Oratorio di san Filippo Neri alla Fava, ora Palagraziussi.

A Venezia l'esecuzione di sacre rappresentazioni promosse dalla Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri - istituzione ufficializzata a Roma da papa Gregorio XIII il 15 luglio 1575 - fu introdotta piuttosto tardi, il 15 marzo 1671 con il Sedecia di Giovanni Legrenzi. Da allora esse si succedettero ogni anno in occasione delle principali festività della Chiesa: il giorno dedicato a San Filippo Neri (26 maggio), alla Visitazione (2 luglio) e, soprattutto, all'Assunzione di Maria (15 agosto), con frequenza e varietà di autori e soggetti. Le cronache veneziane e la Guida del Coronelli ( 1724) registrano il favore con cui furono accolti questi "spettacoli" presso il popolo e l'autorità civili e religiose del tempo.

Il loro elenco ordinato, tratto dai manoscritti conservati presso l'Archivio della Chiesa della Fava, è stato recentemente pubblicato dagli Arnold (1986). Vi si ricava che dopo una trentina d'anni tale attività musicale venne interrotta continuamente dal 1705 al 1740 in coincidenza con la ricostruzione settecentesca della Chiesa e dell'Oratorio della Fava, delle quali abbiamo parlato in un numero precedente di questa rivista (gennaio/giugno 1995, n.1-2, pp. 39-40). Successivamente, a lavori edili ormai ultimati nell'Oratorio ricostruito a fianco della nuova chiesa, si registrano altre due brevi interruzioni della suddetta attività negli anni 1759 e 1761. Supponiamo che esse fossero dovute all'esecuzione dell'affresco a soffitto con l'Assunta, assieme agli episodi della vita di San Filippo Neri a parete, e alla realizzazione delle due cantorie e dell'altare con la pala di Giambettino Cignaroli, quest'ultima raffigurante San Filippo Neri che addita ai fanciulli l'Immacolata.

     

 

Le due cantorie pensili, simmetriche e contrapposte, occupano le pareti laterali dell'Oratorio per tutta la loro lunghezza.. Esse furono costruite così ampie per ospitare un gran numero di cantori e di musici distribuiti secondo il modello della polifonia per "cori spezzati" in auge a quel tempo nella Cappella Marciana. Il loro stile lineare severo è compatibile con una datazione poco oltre la metà del secolo, in rapporto anche ad altri analo­ghi manufatti presenti nelle chiese veneziane. Sostenute su barbacani decorati a mensola esse presentano parapetti lignei di andamento sagomato. Al centro delle loro specchiature sono compartiti a bassorilievo dorato i simboli dell'Ordine dei Filippini. Ai lati spiccano invece a due a due alcuni strumenti musicali in relazione, forse, con la prassi esecutiva degli oratori e delle messe nelle quali essi accompagnavano o intervallavano il canto: il violino, il corno, la tromba, l'oboe, il flauto, il tamburello.

  

Alle spalle dei cantori e dei musici sono dipinte a parete, a mo' di finti quadri incorniciati, due serie di grisailles: tre per lato, aventi al centro l'episodio figurativo più ampio e di maggior rilievo dal punto di vista iconografico. Si tratta di pitture di carattere spiccatamente accademico, la cui corsività convenzionale ci ha permesso di riferirle al veneziano Tommaso Cassani Bugoni (notizie: ante 1733-1767), artista che lo storico Anton Maria Zanetti (1771) ricordava come autore del soffitto del medesimo Oratorio.

In questa circostanza non ci soffermeremo sul pittore, ma sui soggetti iconografici delle sei grisailles, sino ad ora affatto trascurati, che si riferiscono ad altrettanti episodi della vita di San Filippo Neri. Essi innanzi tutto furono scelti per illustrare in sintesi la vita del santo al quale l'Oratorio è dedicato, con particolare attenzione agli aneddoti più significativi e più cari alla fantasia popolare, oltre che alla funzione musicale dell'ambiente.

Cominciando infatti da destra, per chi entra, e seguendo il senso antiorario, il primo episodio - per altro piuttosto generico ed indeterminato - descrive una visione di San Filippo al quale appaiono alcuni angeli musicanti e cantori. L'episodio, che non trova riscontro specifico nella vita del santo, sembra prefigurare l'istituzione del cosiddetto: "Oratorio in musica".

Per quanto concerne l'iconografia dei cinque soggetti successivi, è necessario rifarsi alla più ampia serie delle stampe incise da Cristiano Sassu disegni di Jacques Stella (Lion 1596 - Paris 1657), illustrazioni che si accompagnano alla seconda edizione della biografia di San Filippo Neri curata da Pier Giorgio Bacci nel 1625, o alla successive ristampe. Il secondo episodio affrescato al centro della parete destra è ambientato a Roma - come indica la presenza degli archi di un acquedotto romano e del Pantheon -e si riferisce al Giubileo del 1550 quando le migliaia di pellegrini che confluivano per la celebrazione dell'Anno Santo vennero assistiti dalla Confrater­nita della Santissima Trinità provviden­zialmente costituita due anni prima da San Filippo Neri per scopi caritativi e assistenziali.

Il terzo affresco che conclude la prima serie raffigura un miracolo di San Filippo. Si narra infatti che durante la ricostruzione della chiesa romana di santa Maria in Vallicella, concessa ai Filippini da papa Gregorio XIII nel 1575, essendo soprastante ai lavori certo Giovanni Antonio Lucci, il coperto della chiesa minacciasse rovina quando per la preghiera di padre Filippo intervenne la Vergine Maria a sostenerlo con una trave.

 

Sulla parete opposta dell'Oratorio della Fava, di fronte all'episodio precedente, è raffigurata una visione di San Filippo che si trova particolareggiatamente descritta nella Vita del Bacci (libro III, cap. 2): Si tratta dell'apparizione di Cristo fanciullo, la vigilia di Natale, a frate Filippo raccolto in preghiera in una chiesa assieme a certi Costanzo Tassone e Sebastiano Musico, personaggi che furono testimoni dell'avvenimento.

Il penultimo episodio raffigurato in pittura rappresenta San Filippo Neri benefattore dei fanciulli, tema che ricorre anche nella pala del Cignaroli eseguita per l'altare dell'Oratorio. Esso riassume la ricca aneddotica che riporta molti episodi della vita di san Filippo legati all'educazione degli adolescenti o alla loro guarigione da malattie, allora oscure, che oggi diremmo psicosomatiche. Mi sembra significativo osservare nell'affresco che i giovani guariti sono introdotti a far parte dei loro compagni intenti al canto e alla musica.

L'ultimo episodio è quello che raffigura la morte di San Filippo Neri come coronamento della sua vita terrena e preludio di quella eterna che ha ben meritato. Il santo si leva per l'ultima volta a sedere sul suo lettuccio nell'atto di benedire i Padri convenuti attorno a lui, su espressa richiesta del Superiore: padre Cesare Baronie Nel cielo appare Maria accompagnata dagli angeli, che rivolge al morente un gesto benevolo di accoglimento. La cordialità familiare in queste illustrazioni in chiave popola­re della carità e della fede di San Filippo Neri contribuivano certamente a far riflettere il credente su un Dio meno lontano dall'uomo grazie a una santità imitabile come esempio, e su una umanità troppo bisognosa di Dio per poterne prescindere anche un solo istante.

Giuliano Graziussi
Ettore MerKel

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