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LA REGATA STORICA di Giuliano Graziassi e Marta Malacarne (Vivere a Venezia, Gennaio-Giugno 1995)

                 

 

Cenni Storici

Sembra che sin dal 13° secolo si disputassero regate nelle acque della laguna tramite imbarcazioni capaci sino a venti rematori. L'incerta notizia è stata avallata da una scrittura rilevata in calce ad un codice anoni-mo del tempo, il quale cita una Regata corsa in Canal Grande il 15 settembre del 1247. (segue...)

Historical Notices

If seems that as early as the 13th century the lagoon was already the scene of regattas for boats manned by up to twenty rowers. Credence has been given to this by the entry at the foot of an anonymous codes of the period that mentions a regatta rowed along the Grande Canal on 15th September 1247. (more...)

Notices historiques

Il parait que déjà à partir du XVIII siècle l'on courait des Régates dans le eaux de la lagune avec des barques contenant jusqu'à vingt rameurs. Ce renseignement incertain a été confirmé par un écrit relevé au pied d'un manuscrit anonyme de ce temps mentionnant une Régates disputée le long du Grand Canal le 15 septembre 1247. (encore...)

 

SPECIALE REGATA STORICA di Giuliano Graziussi (Vivere a Venezia, Ottobre-Dicembre 1991)

I Re del remo

Fra tante interviste fatte ai campioni del remo, questa è sicuramente la prima condotta da chi a ragione può comprendere e condividere più di altri le loro emozioni, amarezze e vittorie in quanto ultimo nipote di un campione come loro quale fu Giovan Battista Graziussi detto Titele, vincitore della Storica nel 1901 e nel 1904 in coppia con il grande Strubolo.

A questi campioni, mentre li intervistavo, non l'ho rivelato, proprio per non far loro trasparire la mia emozione, e metterli così nelle necessarie e migliori condizioni di distacco ed obiettività.

Però, dentro di me, sentivo ribollire il sangue, quando i campioni intervistati ricordavano i torti subiti durante e dopo la sfida nel Canalazzo, perché rivivevo le stesse emozioni ricordando le vicende del nonno narratemi, con ardore e nostalgica tenerezza, da mio padre.

Da sinistra: Crea, Palmiro, Ciaci, Bepi, Ciapate e Strigheta.

Dei Rossi Albino STRIGHETA

Nato a Burano nel 1920, dapprima pescatore, poi gondoliere al traghetto S.Maria del Giglio e al Danieli. I suoi compagni di voga furono: Marcello Bon Ciapate, Enzo Rino Cappon, Ciaci, Badan, Toreto, Stella, Gildo Scardola, Bufalo e ultimo il figlio Bruno. Con Giaci, detiene il record assoluto in Regata Storica con ben 14 vittorie. A Murano giunse primo cinque volte e secondo in nove edizioni.

Come ha iniziato la sua carriera sportiva?

Praticamente ho iniziato a sette anni, uscendo in barca per la pesca a Burano, dove sono nato 71 anni fa.

A 14 anni partecipai ai "Fasci giovanili". Nel '38 ho iniziato a vogare con i canottieri della "Querini". Purtroppo, compiuti i 19 anni, dovetti arruolarmi in marina e così perdetti ben sette Regate Storiche, in quanto tale competizione venne sospesa dal '39 al '45, causa la guerra.

Quale è stata la sua vittoria più bella?

Quando vinsi la sesta Regata Storica consecutiva, nel '52: ero già stato incoronato Re del remo, infatti avevo vinto cinque primi consecutivi. Con il sesto primo consecutivo raggiunsi veramente il culmine della gioia.

Come era il carattere del suo compagno?

Marcello Bon, Ciapate, è stato veramente un compagno impareggiabile: onesto, corretto. " El so nome dise tuto : el gera propio ...bon".

Ha dei ricordi sgradevoli nei confronti della Giuria?

Nel nostro sport, oltre alla tecnica ed alla forza fisica, occorre anche una buona dose di astuzia: può essere che questa furbizia, in talune occasioni, non mi sia stata perdonata dalla giuria. A volte basta semplicemente un'onda provocata dall'imbarcazione del vicino avversario che può essere mal vista e determinante per una squalifica. Infatti, venni retrocesso nella Storica del '70, as­sieme al mio compagno Schiavon, al 3° posto, quando in realtà meritavo senz'altro il 2°. "El vede sta medagia che go al colo, no la xe de oro ma indorada, perché al terzo e al quarto arrivà ghe speta quela d'argento" e non ritenendo equo il verdetto, la feci dorare perché d'oro spetta ai primi e secondi arrivati. E'la medaglia del Conte Giovanni Volpi Di Misurata e la porto sempre al collo come ricordo.

Secondo lei chi vincerà la Regata Storica quest'anno?

Molto favoriti sono i fratelli Busetto, Berto e Gianni, vincitori della passata edizione. "Tuti fioi giovani e pieni de forza". Come ultima cosa tengo a dire, che ho portato in gondola ben tre Papi: Papa Giovanni XXIII, Papa Paolo VI e, con la gondola portata a prova da Morucchio, secondo da Italo Crea, in sentina Marcello Bon, con me da poppa, Papa Giovanni Paolo II.

 

Marcello Bon CIAPATE

Pescatore di Burano, dove nacque nel 1918, poi gondoliere. Iniziò la sua carriera sportiva piuttosto tardi, nel 1946, vo­gando a Pallanza con la veneta a quattro della Società Querini, vincendo il campionato italiano. Con Strigheta vinse sei edizioni consecutive, dal '47 al '52, in Regata Storica. Ebbe come compagno anche Ciaci.

Abbiamo intervistato Ciapate telefonicamente.

Purtroppo, questo grande campione non si trova in questo momento in buone condizioni di salute. Lo ringraziarne di aver acconsentito all'intervista e la Redazione tutta augura affettuosamente una pronta guarigione.

Signor Bon, come ha cominciato la sua carriera sportiva?

Ho iniziato la mia carriera sportiva piuttosto tardi, a 27 anni, vogando a Pallanza con la Querini.

Qual'è stata la sua, vittoria più bella in Canalazzo?

Tutti i sei primi consecutivi in Regata Storica sono stati ugualmente belli. L'emozione è sempre stata la medesima: l'importante è stato vincere.

Quale è stato l'avversario da lei più temuto?

"Xe sta senz'altro Luigi Seno"

Al momento del via precedente la regata, che cosa pensava, Ciapate?

Ero proviere, e la mia prima preoccupazione era guardare Lupo che era poppiere e poi Seno che era il suo compagno. Ero molto nervoso la settimana che precedeva la gara, ma poi il nervosismo passava e mi concentravo tutto sulla competizione e sui miei avversari.

L'emozione di rivivere quel periodo glorioso della sua vita traspariva chiaramente dalla voce di Ciapate. Il suo più vivo desiderio è quello di ritornare a vivere la Regata con i suoi compagni nel Canalazzo che è sempre nel suo cuore.

 

Fongher Giuseppe BEPÌ

Nato nel 1935, è fratello di Palmiro. iniziò la sua carriera a 15 anni, a 17 vinse la Regata della Giudecca, a 19 fu terzo nella Storica con il fratello, dietro Strigheta e Bota. In coppia con Giaci vinse, dal  '69 al  '76, otto edizioni di Regata Storica, che gli valsero il titolo di re del remo. Nell'at­tuale edizione di Storica voga con Crea.

Ci parli della sua vittoria più bella.

Vittorie ne ho avute parecchie e tutte belle. Ricordo con piacere quella del Galeone a Pisa nell'83. A Pisa abbiamo esportato l'immagine più bella e caratteristica di Venezia. Un altro splendido ricordo è la vittoria della regata di Burano nel 1977. Ricordo con gioia tutte le Storiche vinte , quelle che mi valsero il titolo del Re del Remo in coppia con Ciaci. Ma ho avuto anche delusioni nella Storica: " go perso la Regata Storica de quatro ani fa", ero in coppia con Crea: venimmo speronati da tutte le parti di fronte al Municipio dai fratelli Strigheta, Bruno e Gianfranco. I filmati alla "moviola", mi danno pienamente ragione, malgrado questo, la giuria è rimasta irremovibile; " el presidente Rosa Salva, che xe de la comision, publicamente el dice de stimarme, mi veramente no ghe credo".

Cosa ne pensa, Bepi, della Commissione Tecnica per la Regata Storica?

La Regata è gestita dal Comune, le persone che la gestiscono dovrebbero essere preparate e competenti. Oggi siamo in presenza non di mestieranti ma di politici. Come possono giudicarmi, in gara, se "no i sa vogar?": Dovrebbero essere , a mio giudizio, o Campioni o perlomeno tutti gondolieri. Nella Commissione Tecnica è vero, ci sono alcuni gondolieri, ma sono pochi e devono sottostare alle pressioni degli altri componenti che non hanno nessuna esperienza di voga.

Quante ore si allena al giorno?

Mi alleno come minimo un paio di ore al giorno, d'inverno e d'estate, con sole e con pioggia. Sono molto costante e rigoroso nei miei allenamenti. I giovani non accettano consigli, non hanno umiltà, la presunzione li porta il più delle volte all'errore. Io li accetto invece da mio figlio Gianluigi.

Quando è il grande momento del "via", si fa il segno della croce o pensa alla moglie GiannaRosa?

Prima di partire penso solo a quelli che mi vogliono " fregare ". Tutti vogliono vincere e le scorrettezze sono inevitabili, troppa è la tensione.

Ho trovato Bepi, estremamente cordiale e disponibile. Fedele alla sua immagine di personaggio scomodo, ha dato libero sfogo alla sua rabbia senz'altro giustificata. Non mi è sembrato rimpiangere l'antico sodali­zio sportivo con Giaci. Tante volte ama­reggiato, invece, per il comportamento della giuria nei suoi confronti. Non ama contaminazioni politiche nello sport.

 

Sergio Tagliapietra GIACI

Nato a Burano nel 1935, iniziò la sua carriera nel '53. A 18 anni vinse tutto quello che c'era da vincere. Vinse la sua prima Regata Storica con il fratello Mario Fu canottiere olimpico nel '56 a Melbourne e nel '64 a ToMo. Ha vinto 14 Regate Storiche. Suoi compagni di voga sono stati: Badan, Umberto dei Rossi, Ciapate, Strigheta Bepi Fongher e Chinica. Attualmente voga con Palmiro Fongher.

Esistono odi e rancori dopo la Regata?

Esistono si, perché non ci sono più regate con antagonismo "puro".

Lei, Ciaci, crede all'appello alla Commis­sione Tecnica?

Inutile fare nomi. Sono stato squalificato alla regata più bella della mia vita, quella della Giudecca, quando era sindaco Rigo. Subii delle scorrettezze, feci ricorso, ma venne cestinato: possibile che abbia sempre torto? Venni squalificato senza essere stato mai richiamato. All'ultima Sensa, mi sono molto arrabbiato -cosa rarissima, dato il mio carattere estremamente pacifico- "ghe xe una giuria che ga poteri che no rimane obietivi, ma partigiani".

Chi vincerà la Storica?

La migliore coppia sembrerebbe quella formata dai fratelli Busetto. Ma bisogna che non sbaglino. Palmiro, il mio compagno, ha sessanta anni ed io quattro meno di lui, ma non siamo ancora da buttar

Ciaci, gigante buono e riservato, sembra non nutrire alcun rancore per nessuno. Una nota di amarezza traspare quando parla della giuria e dei politici in genere. Tenero è stato quando ha ricordato il padre, che alla vigilia di un'importante competi­zione lo rincuorò dicendogli: " dimostra soltanto a ti quel che ti vai"; quel padre che non riusciva a dire: "sassi" ma "ciaci", da qui il soprannome Ciaci, che passò poi al figlio Sergio. Tenero ancora una volta, quando mi confessa che gli dispiace aver speso troppo tempo per allenamenti e regate e di non averlo dedicato, come avrebbe voluto, alle figlie e alla moglie.

 

Palmiro Fongher PALMIRO

Nato a Pellestrina nel 1933, è un campio­ne ancora sulla breccia. Esordì giovanissimo, partecipando nella sua isola alle regate locali e, subito dopo, a quelle dei campioni. Ha vogato con il fratello Bepi, con Giannino Vianello "Testacalda", con Vianello Natale Badan e, per cinque volte consecutive, con Gianfranco Vianello Crea, con il quale assurse agli onori di re del remo nel 1981. Nell'edizione della Storica del '91 si presenta con Ciaci.

Quali sono per lei gli avversari più temibili?

Lo possono essere tutti indistintamente perché ogni regata è piena di imprevisti. Questa, in accoppiata con Giaci, sarà la VI Storica; data l'età, avremmo dovuto ritirarci prima, ma ci sentiamo sufficientemente in grado di misurarci anche con i migliori.

Intende presentarsi nella prossima edizione della Storica?

No, questa sarà l'ultima, poi " appenderò il remo al chiodo".

Ha un ricordo sgradevole nei confronti della giuria e se può dircene il motivo?

Dopo una regata del Redentore, mi comminarono sei mesi di squalifica. Allora il mio compagno era Gianfranco Crea. Diedero due primi pari merito: Giaci con Buriello e Bepi con Cigolin. Ci volevano dare il 2° posto, poi cambiarono idea e ci inflissero la retrocessione, sei mesi di squalifica più la multa, rei a parere della giuria, di scorrettezza. Dieci giorni dopo, arrivati a Pellestrina, -continua Palmiro- si avvicinò a noi l'allora Presidente della Commissione Tecnica e direttore di Gara, Soncin, in compagnia di Rosa Salva, chiedendoci con un sorriso che a noi parve di scherno:"Come va?". Io ero notevolmente alterato, sia per l'ingiustizia < subita, sia per la brutta figura fatta davanti al pubblico, quindi gridai "Se do vermi ". Anziché squalificarmi, Soncin ritenette opportuno denunciarmi all'Autorità Giudiziaria per oltraggio a pubblico ufficiale, suo testimone Rosa Salva. Venni condannato ad un anno.

Qual è stato il suo avversario più temuto?

Senz'altro Giaci, prima di far coppia con me: è sempre stato una spanna al di sopra di tutti i provieri.

Ha mai dedicato una bandiera a sua moglie?

Sinceramente no. Le ho dimostrato però che i sacrifici fatti sono sempre stati ripagati.

Nativo di Pellestrina ma da venticinque anni residente a Venezia, Palmiro Fongher mi ha accolto nella casa del genero e di sua figlia a Pellestrina. Uomo dal temperamento forte, di idee che mi sono parse ferme e chiare. Si infervora quando si parla di Assessori e di giudici di gara. Certamente, dopo quanto accadutogli, è comprensibile che abbia dato libero sfogo alla sua amarezza di campione. Certo, se questa sarà la sua ultima edizione di Storica, nessun timore di censura impedirà nelle prossime occasioni di elencare scorrettezze rilevate durante tutta la sua carriera.

 

Gianfranco Vianello CREA

nato nel 1947 a Venezia, già gondoliere, ora è "squerarolo". Appartenente ad una gloriosa famiglia di regatanti, è figlio di Sergio e rappresenta la quarta generazio­ne. Esordì ventenne, vincendo le regate dei SS. Giovanni e Paolo e in Canalazzo, dove ha vinto sia a poppa che a prua. Fu incoronato re del remo nel 1981, quando vogava in coppia con Palmiro Fongher. Attualmente voga con Bepi Fongher.

Lei sa, Crea, di essere un avversario temibile?

Lo lascio dire agli altri. Preferirei essere rispettato piuttosto che temuto. Ho avuto la fortuna di avere come compagni sia Bepi che Palmiro Fongher. Si parla tanto di Ciaci e Strigheta, bisognerebbe spendere qualche parola anche per i Fongher: mi sono realizzato con Palmiro e mi sto definendo con Bepi.

Ha qualche ricordo sgradevole nei confronti della Giuria?

Fare il giudice è molto difficile: ho provato a farlo nelle piccole regate. Qualche squalifica l'ho subita: ma ciò fa parte del gioco. Unico neo è la squalifica che subii con Palmiro circa quindici anni fa a Pellestrina. Ho vissuto quell'esperienza negativa personalmente, la denuncia venne fatta anche da Rosa Salva. Ci fu un meccanismo irreversibile: in quella situazione non è possibile tornare indietro. "Vogio zontar, quando ricorsi con Bepi in Tribunal al Tar, per ea question con i Strigheta". Ricorremmo al Tar perché allora la giuria chiuse gli occhi: siamo ancora in causa. Certo che mi "rapinarono" di un primo in Regata Storica. Vinsero allora i fratelli Bruno e Franco Strigheta. Fa parte dell'arte della voga qualche trucco tecnico, ma c'è un limite a tutto: "no se poi butar i rampini a bordo de 'na barca; far insoma un arembagio". Anche allora trovai giudici di parte, giudici che non hanno fatto il loro dovere fino in fondo. Quell'episodio mi amareggiò molto: era la Storica dell '86, entrammo in Canale secondi, incalzando i primi, gli Strigheta; dopo il giro del paletto attaccammo a destra e a sinistra e viceversa. Sotto il ponte di Rialto, ci buttammo sulla sinistra, con uno scatto li appaiammo, non sul filo come dicono ( ci sono filmati dimostranti che tra noi e loro ci stava un'altra imbarcazione). Li stavamo superando. Vedendo questo, gli Strigheta ci "strinsero", girando la barca e ci diedero una " pruata ". Caddi a terra e per poco non finivo anche in acqua. La giuria (c'era Gavagnin di Pellestrina) disse che avevamo torto. L'appello alla Giuria non fu accolto. Non sono di natura polemico, ma con documentazione fotografica e filmati i fatti sono evidenti.

Gianfranco, veneziano doc, ha fatto il pescatore per vent' anni, poi il gondoliere, ora costruisce gondole. Da quattro generazioni i Crea fanno regate. Discende, a differenza degli altri campioni del remo, da una famiglia di gondolieri. Orgoglioso, afferma di essersi formato in gondola, ricordando quando si nascondeva in sentina nella poppa della gondola del padre al passaggio dei vigili. Ricordo con grande amarezza la conclusione dell'intervista:"Vedo decadere la mia città, ho scelto me­stieri decadenti come Venezia, ora sto decadendo con lei "pochi ne da ' na man a restar, tanti ne da 'na man par scomparir".

 

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