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ORGANI MUSICALI DEL TRIVENETO di Giuliano Graziussi ed Ettore Merkel (Speciale di Vivere a Venezia, Ottobre-Dicembre1997)

Gli strumenti musicali delle chiese sono, per molti aspetti, elementi fondamentali di conoscenza storica. Al profilo di carattere musicale di questi oggetti artistici complessi, che in antico erano definiti macchine, si somma la presenza in essi di particolari aspetti figurativi di carattere architettonico, scultoreo e pittorico. Se i personaggi maggiori e i luoghi più importanti sona stati già in gran. parte studiati, continuano d'altro canto ad emergere documenti inediti di creatività artistica finalizzata agli aspetti musicali.

Scopo di queste schede è pertanto quello di raccogliere in una sorta di schema inventariale, illustrato a colori, la pluralità e l'intreccio di questi dati.

Si sono presi in esame gli esempi più significativi del Triveneto senza privilegiare nessuno dei diversi piani di lettura, ma permettendo che essi interagiscano fra loro.

Dedicare ad ogni numero del periodico un argomento monografico e tematico è sicuramente una scelta editoriale; interessante; iniziamo questa esperienza con le macchine da musica nel Triveneto. Una documentazione difficile da reperire. L'idea è nata durante il mese di agosto, mentre tutti sono spensierati in vacanza; l'ho proposta a Ettore Merkel, storico dell'arte, che ha accettato subito entusiasta. Conoscendo bene la materia e i percorsi relativi, in Vivere a Venezia vedeva prospettata la realizzazione del progetto. Armato di macchina fotografica, con il caldo afoso o con la pioggia (a volte insieme), ci siamo organizzati nel percorso, andando talvolta a snidare chiese chiuse ormai da tempo. Il nostro intento era quello di trovare una correlazione tra le Macchine musicali e le arti figurative: scultura, pittura e architettura. La scelta operativa è caduta sugli strumenti più antichi e significativi, tralasciando quelli ormai distrutti e quelli di minor valore artistico sparsi nel territorio.

Sono stati presentati in questo numero alcuni dati storico artistici inediti, come quelli relativi all'organo di San Salvador, di San Cassiano di Venezia, di Santa.Giustina a Padova dati fotografici altrettanto nuovi, come ad esempio quelli che riguardano le chiese veneziane delle Terese, di San Geremia; di San Pantalon e, sembra impossibile, anche degli Scalzi.

A volte abbiamo affrontato difficoltà per accedere agli interni perché spesso chiusi o adibiti al culto. Altre difficoltà sono sorte per la scarsa o nulla illuminazione. Abbiamo superato anche qualche tentativo di maldestra opposizione. Un aspetto curioso e primario dell'abbellimento di una chiesa non sono, come si può supporre, solo i dipinti, le sculture, i dossali e le panche, ma soprattutto l'installazione di un organo funzionale adeguato alla liturgia e rispondente al gusto estetico del tempo. La costruzione di un organo è frutto di un collettivo artistica finanziato generalmente dal capitolo della chiesa. Dopo aver costruito l'edificio nelle sue linee architettoniche fondamentali, si passava ad edificare l'altare maggiore e successivamente quelli laterali. Era quindi la volta di pulpito e cantoria, alla cui decorazione spesso partecipavano i medesimi artisti. Non esiste un inventario completo degli organi storico artistici; ma si contano dai 2.000 ai 3.000 casi per ogni provincia del Veneto. La scelta qui proposta deriva dal fascino per la interdisciplinarietà musicale, pittorica e architettonica degli esempi estrapolati.

Dal punto di vista dell'apparato decorativo. Attualmente non c'è grande interesse per le macchine musicali perché esse non costituiscono più fonte di commercio, né di speculazione. Finché da parte della chiesa questi strumenti erano d'uso corrente, fioriva attorno ad essi una continua attività artistico artigianale.

Ora che il loro impiego è stato ridotto al minimo sia a scopo liturgico (qualcuno fa di professione oggi il compositore di musiche per organo?} si è estinta la creatività musicale e artistico-figurativa  inerente agli strumenti e alle loro decorazioni di complemento: Il più delle volte in passato, questi incarichi erano stati svolti da primi artisti. L'organo della chiesa di San Sebastiano, è un esempio di questa processualità. Tutte le pitture e il progetto architettonico sono del celebre Paolo Veronese. Anche il lavoro d'intaglio e doratura è stato sottoposto alla sua approvazione. Si tratta di  un esempio di altissimo livello storico artistico, non solo come pittura ma anche come progetto architettonica: perfetta fusione tra cantoria e casamento dell'organo nella realizzazione di un unico mobile.

Città come Rovigo, Vicenza, Belluno, Udine, Trento e Bolzano sono state omesse dal nostro profilo storico e foto grafico Triveneto, poiché gli esempi d'arte organara custoditi in tali città sarebbero stati inferiori a quanto si è scelto e i pochi rimasti sono stati oggetto di perdite, gravi manomissioni o addirittura trasformazioni come in quei casi di elettrificazione di strumenti meccanici o di  copia da modelli antichi.

Esistono anche strumenti storici di piccole dimensioni, detti organi positivi o portativi. Per lo più non si tratta di opere di fattura veneta, ma di artigianato artistico dell'Italia meridionale. Qualcuno di essi è in dotazione in qualche chiesa del Tri-veneto come ad esempio la Basilica di San Marco a Venezia, che ha rimpiazzato l'organo chiamato del Palchetto, costruito da Gaetano Callido nel 1766 (documentato, ma da tempo non più esistente) con un piccolo organo del 1720 di Tommaso De Martino, di fattura napoletana, acquistato di recente. L'oggetto è stato inserito, "non senza forzature, essendo decorata la cassa - con fregi barocchi di tipo vegetale, nel presbiterio marciano racchiuso dal septo marmoreo della triplice iconostasi tardo-gotica dei fratelli Iacobello e Pier Paolo Dalle Masegne (1394/97), opera quest'ultima veneziana eseguita paco dopo la vittoriosa conclusione della guerra di Chioggia contro i Genovesi. Abbiamo scoperto posti affascinanti, veri gioielli abbandonati alla loro lenta agonia ma ancora fieri degli antichi fasti dì una Repubblica invidiata e tanto odiata; sembrava che questi monumenti si fossero associati alla sua caduta e non brillassero più, come per il passato, con i conquistatori barbari.

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