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Le quattro reppubliche marinare Testo di Giuliano Graziussi (Vivere a Venezia, Gennaio-Giugno 1995)

Il corteo di Venezia - Una regina fascinosa

Caterina Cornaro, rimasta vedova, torna alla sua città natale dopo di averle ceduto il dominio di Cipro dì cui il marito, Giacomo di Lusignano, era stato l'ultimo re. Siamo nell'anno 1489 e la "Regina" proclamata "Figlia prediletta di Venezia" viene accolta dalla Serenissima Signoria, dalla nobiltà, dal corpo diplomatico e dal popolo con grandi onori e con calorose manifestazioni di giubilo e di simpatia. Ed il gruppo veneziano ricorda, appunto, questo importante fatto storico schierando intorno all'affascinante Regina, che avanza su di una sfarzosa portantina sorretta da otto schiavoni mori, i personaggi più rappresentativi della Repubblica quali il Doge, il Capitan del Mar, i Senatori, i Nobili e quindi gii Ambasciatori di Siria, Persia, Egitto e Turchia nei loro sfarzosi costumi.

A Caterina Cornaro fanno ala otto damigelle ed una pittoresca Delegazione Cipriota, vestita alla "levantina" con in testa il caratteristico turbante. Nel corteo, secondo l'usanza del tempo, sono presenti pure i "Vessilli di San Marco" (di colore bianco, celeste, ametista e rosso) che Papa Alessandro III regalò a Venezia, nel 1171, come "segno di riconosciuta autorità di dominio per essere stata arbitra di pace nella lunga guerra tra Papato, Impero e Comuni".

Il corteo di Amalfi - Le nozze col potere

Negli anni intomo al Mille per il figlio del Doge, il "momento" nuziale assumeva un'importanza ed un significato (forse anche politico) veramente particolare, perché, oltre tutto, comportava un diretto coinvolgimento nella responsabilità di governo della cosa pubblica. Il Duca Giovanni II sposò la "Ducissa e Patricissa" Maria e subito fu affiancato al padre Sergio III nella responsabilità e nel prestigio della carica. Una "cerimonia", quella del matrimonio e dell'investitura, che la formazione amalfitana ha voluto inserire, con tutto il suo insieme di fascino e di tenerezza, nel proprio corteo ispirato ai traffici, alle relazioni mercantili, alle attività diplomatiche intrattenute, in modo particolare, con i Paesi del Mediterraneo. Uno stuolo di armigeri, trombettieri, timpanisti, marinai che fa da scorta al Duca, avvolto nell'ampio mantello laminato in oro, il quale avanza protetto dagli Alfieri ed affiancato dai Giudici e dagli Ambasciatori che portano in mano le insegne della dignità e dei poteri. Una superba rappresentanza dei Cavalieri di Malta, il cui Ordine fu fondato da fra Geraldo Sasso che qui, a Scala, ebbe i natali. Un misto di sete, broccati, velluti, dalmatiche, stoloni, omerali trapunti d'oro richiamano i rapporti avuto con il mondo orientale e l'antica opulenza vissuta.

Il corteo di Genova - Il Sacro Catino

Guglielmo Embriaco, detto "Testa di Maglio" abile condottiero navale, architetto e guerriero, nel 1099, guidò i Genovesi alla prima Crociata e con le "macchine da guerra", che egli stesso ideò e costruì, diede un grosso contributo alla presa di Gerusalemme prima ed a quelle di Tiro e Cesarea dopo.

Quando fece ritorno a casa, portò dall'Oriente, per farne dono alla sua città, le Ceneri di San Giovanni Battista ed il "Sacro Catino" usato, secondo la tradizione allora corrente in Palestina, da Gesù nell'ultima cena.

Fu, quello, un momento particolarmente esaltante per l'Embriaco e la delegazione genovese l'ha voluto ricostruire nei particolari più significativi ponendo a fianco dell'eroe, che con le "Reliquie" va verso la Cattedrale di San Lorenzo dove tuttora sono custodite, capitani, paggi, armigeri, alfieri, fanfara e popolo. Al suo seguito è pure l'annalista Caffaro di Caschifellone il quale, presente alla battaglia di Cesarea, rimase "stupito a tal punto dall'eroica vicenda guerriera" che, per ricordarla ai posteri, iniziò a scrivere i famosi "Annali" divenuti, poi, la "Storia" di Genova.

Il gruppo che si compone di ottanta figuranti è arricchito ancora da una larga rappresentanza femminile fatta di patrizie, dame e popolane nei tipici costumi dell'epoca.

Il corteo di Pisa - Le campane e l'eroina

Kinzica de' Sismondi, secondo la leggenda, nel 1004 salvò la patria dall'assalto e dalla. razzia dei Musulmani (che per la strategia allora in uso avvenivano quasi sempre di notte) svegliando i Consoli e facendo suonare a stormo le campane per radunare i soldati ed avvertire il popolo del grave pericolo che incombeva sulla città. I Saraceni, così, visti scoperti i loro piani e scoraggiati dalla resistenza dei Pisani, si spaventarono in modo tale (lo dice la cronaca) che, risalite le loro navi, fecero subito rotta verso la Sardegna da dove erano partili. La popolare "fanciulla" assurta al ruolo di eroina, è al centro del corteo che, nel suo insieme, rappresenta i massimi Organi della Repubblica Marinara nell'apogeo della sua grandezza, prima, cioè, dell'infausta battaglia della Meloria (6 agosto 1284) quando la superba potenza navale pisana rimase sopraffatta da quella genovese. Primo tra tutti è il Podestà (la massima autorità del Comune) e quindi il Capitano dei Giudici, i Senatori, il "Collegio degli Anziani" (che costituiva il governa e nominava i componenti delle altre magistrature), il Capitano del Popolo, il Console della Corporazione dei Mercanti, i Priori delle Arti Minori, l'Ammiraglio della Flotta, i Consili del Mare ed il Capo della Corporazione delle Arti. In tutto, ottanta personaggi in costume.

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