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LA PESTE A VENEZIA di Marta Malacarne (Vivere a Venezia, Ottobre Dicembre1992)

Un flagello, la "Morte nera"

 

Per secoli l'andamento demografico veneziano fu dominato dalla peste: la Morte nera. Secondo i dati dei censimenti militari, nel 1200 i veneziani erano 80.000, nel '300 si stimavano in almeno 160.000, in tutta l'area lagunare, dei quali 120.000 abitanti nella città. Tali cifre sono impressionanti se solo pensiamo che nell'Europa occidentale medievale veniva considerata grande città un centro con 10.000 abitanti! Quindi Venezia doveva essere considerata con le dimensioni di una metropoli. Nel 1330 Milano, Firenze, Napoli e Palermo contavano una popolazione pari a quella veneziana. Solo Parigi poteva avvicinarsi ai 100.000 abitanti. E fu nel 1348. quando Venezia e le più importanti città d'Europa avevano ormai superato le 100.000 unità, che la peste decimò la popolazione.

La Morte nera si presentava in due forme: una era la forma bubbonica, che si manifestava appunto con dei gonfiori, i bubboni, di colore nerastro; l'altra era la malattia polmonare, con sintomi della polmonite acuta, trasmessa con contagio da persona a persona. La diversità tra le due forme non era ben chiara ai veneziani, quindi se la quarantena poteva impedire la diretta diffusione della forma polmonare, a nulla giovava contro la forma bubbonica. L'infezione polmonare era sempre la conseguenza di un caso di peste bubbonica. La sua trasmissione era dovuta alle pulci infette dei topi ospiti delle navi. E precisamente dall'Oriente fece il suo nefasto arrivo: Caffa, stazione della Crimea frequentata da veneziani e genovesi era assediata dai tartari, già decimati dalla malattia, i quali per piegare la resistenza degli assediati, pensarono di catapultare i loro morti nella città. Nell'autunno del 1347 una galera veneziana da Caffa portò in Italia i topi impestati. Nei diciotto mesi che seguirono morirono di peste i tre quinti dei veneziani, dati desunti dai censimenti del 1347-1349.

Dal 1348 seguirono tre secoli funestati dalla Morte nera. Alle decimazioni seguivano notevoli riprese dell'andamento demografico. Nel 1500 il numero dei veneziani era pressapoco lo stesso del '300: intorno ai 120.000.

Nei settant'anni che seguirono, la popolazione urbana s'incrementò fino 190.000 abitanti, cifra che non venne mai più superata. Gravi flessioni si registrarono a seguito delle due pestilenze del 1575-1577 e del 1630-1631: ciascuna falciò un terzo della comunità veneziana.

A ricordo della fine delle due epidemie si festeggiano ancora oggi due ricorrenze tradizionali veneziane. La terza domenica di Luglio ricorre la festa del Redentore -l'omonima Chiesa , costruita su progetto di Andrea Palladio, tra il 1577 e il 1592, fu innalzata dopo la peste del 1575- molto sentita dalla comunità che affluisce in gran massa alla Giudecca, collegata per l'occasione con un ponte di barche tra l'isola e la riva delle Zattere.

Ponte che attraversa il canale della Giudecca congiungendo le zattere alla Chiesa del Redentore.votivo costruito sopra barche,

 

La Festa della Salute è anch'essa una festa religiosa legata al ricordo della fine della peste del 1630. I veneziani accorrono numerosi al tempio votivo tramite un ponte di legno su barche che collega in quest'occasione le due rive del Canal Grande, all'altezza del campo di Santa Maria del Giglio. Un tempo era una festa di proporzioni ben più ampie: il doge e la signoria si recavano in gran pompa alla Salute per assistere alle funzioni religiose e per dare un'impronta di ufficialità alle celebrazioni.

Dopo le suddette pestilenze, a Venezia non si registrarono più epidemie e la Peste nera, fortunatamente, scomparve dall'Europa anche perchè, con ogni probabilità, il ratto bruno si diffuse a spese del ratto nero o comune, diretto responsabile delle epidemie. Tuttavia, la peste era pur sempre una minaccia per i porti marittimi, dove il ratto nero, che ospitava le pulci infette, continuava a rimanere tranquillamente. Nel 1720-21 si manifestò a Marsiglia l'ultima epidemia di peste bubbonica, che persistette nel Levante e nei Balcani. Venezia, nella sua vulnerabile e delicatissima posizione di città di frontiera, adottò tutte le precauzioni possibili. Se l'andamento demografico veneziano risentì moltissimo delle epidemie, nondimeno brusche oscillazioni si registrarono in conseguenza di fenomeni migratori. Non appena in città si aveva notizia dell'epidemia, chi poteva scappava nelle campagne. Quando la peste si calmava, non solo rientravano i cittadini, ma vi immigrava gente nuova, che fuggiva da altre epidemie. D'altronde,il Governo veneziano vedeva con favore l'immigrazione per dare impulso all'attività commerciale ed industriale: senza queste "fresche" ondate migratorie Venezia sarebbe inevitabilmente decaduta perchè non poteva riprodursi; solo un terzo della popolazione aveva meno di vent'anni. I tassi di mortalità, specialmente infantili, erano altissimi. In campagna, invece, i minori di vent'anni erano la metà e proprio grazie ai "campagnoli" Venezia si ripopolava. Gli artigiani venivano attirati a Venezia da allettanti agevolazioni e ottenevano la cittadinanza in breve tempo. I loro discendenti preferivano la vita di bottega, del mercante o dell'impiegato governativo. Conseguentemente, l'immigrazione, specie in coincidenza con le pestilenze, diede il suo contributo nel tramutare Venezia da città di marinai in città di artigiani (la tradizione marinara scomparve anche in altre città come conseguenza della Morte nera).

Conseguenza della migrazione fu che le tradizioni delle classi più povere vennero colpite e stravolte; al contrario, la classe nobiliare si potè riprodurre nei secoli funestati dalla Morte nera e mantenere intatto il proprio patrimonio di tradizioni. Riepilogando, per quanto riguarda l'andamento demografico di Venezia, si ebbero delle brusche flessioni dovute alle pestilenze del 1347-49, 1575-77 e del 1630-31; riprese e stabilità dopo il 1300. Nel Sei e Settecento la popolazione si stabilizzò fra i 100.000 e i 160.000 abitanti. Nel 1969 i residenti erano 120.000. Attualmente la popolazione urbana non tocca le 75.000 unità. Responsabile di questa decimazione non è la Morte nera, ma un altro tipo di peste: l'esodo forzato. A quando il ripopolamento di Venezia?

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